Mirri al Corsport: “Voglio imporre il modello Palermo nel calcio italiano”
Pubblicato il da Redazione - aggiornato il - News, Serie D
Mirri e i… “cinque” comandamenti. É anche attraverso questa metafora che Dario Mirri, il presidente del nuovo Palermo, si racconta e illustra la propria visione in una bella intervista realizzata da Salvatore Geraci per il Corriere dello Sport, tra passato, presente e futuro.
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Il presidente rosanero (cresciuto con il mito dello zio Renzo Barbera) ribadisce ancora una volta di voler rappresentare un modello innovativo: “Porterò nel calcio le mie certezze morali. Le grandi società ci scopriranno, finiranno per capire. Il mio sogno è quello che si adeguino al nostro modello partecipativo, d’identità e di sostenibilità. L’ambizione c’è. Zamparini parlava di scudetto, io non voglio illudere i tifosi e me stesso. Non gioco da solo. Ci chiamiamo Palermo. Ogni avversario farà di tutto per metterci sotto. Si parte da Marsala, poi dovremo battere pure i santi … (il San Tommaso, ndr)”.
Poi i 5 “comandamenti” della sua rivoluzione: “Prima cosa, la società appartiene a tutti. Più che il proprietario del Palermo, sono il temporaneo gestore di un bene collettivo. La seconda, il fatto che la gente debba partecipare. Terzo comandamento? Spiegare chiaramente che sono un imprenditore e gestirò la società in attesa di un ritorno economico. Sono convinto che dopo Juve, Milan, Inter, Napoli, e le due romane ci sta il Palermo. Quarto: vorrei stravincere, sempre, come del resto i tifosi. Però bisogna crescere e accettare la sconfitta. Infine, mi piacerebbe essere ricordato come il presidente che ha voluto coinvolgere la gente”
Sul rapporto con la squadra dice: “Sto al mio posto, saluto e basta. Faccio il tifoso, imparo come gioca Ricciardo o Langella, non apro bocca. Se pensassi: “Qui ci vuole un altro attaccante!” Mi tormenterei dentro ma senza chiamare Sagramola e Castagnini per non rovinare la loro indipendenza. Pergolizzi? Se è stato scelto, significa che è il migliore. Rispetto al passato, quando è stato usato e poi messo da parte, vogliamo costruire su di lui. A Pergolizzi, come ad altri che erano con Zamparini, abbiamo dato un’identità diversa”.
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